Primo Piano

Proiezione della pellicola: Dammi una mano
Con la partecipazione della regista Raffaella Covino

Sabato 11 novembre 2017 alle 19:00 – Karlstorkino – Am Karlstor 1, Heidelberg

dammi-una-mano-poster-1Caterina è un’apprezzata psicologa che opera presso un Centro Psicosociale della Regione Umbria a Perugia. Ha un marito che ama e che desidera con intensità e due amiche fidate diverse da lei ma proprio per questo giuste per confidarsi reciprocamente i pensieri anche più reconditi. Tutto procede bene fino a quando l’azione di un paziente espone Caterina alla pubblica riprovazione.
Raffaella Covino, alla sua opera prima realizzata grazie a una raccolta di fondi e alla collaborazione gratuita di molti professionisti, ha fatto centro. Le premesse non erano a suo favore proprio a partire dai titoli di testa costruiti sulle straordinarie riprese di una altrettanto straordinaria regione qual è l’Umbria. Il timore di un film in cui la sceneggiatura fosse un pretesto per mostrare le bellezze locali, vista anche l’attività di imprenditrice nel settore turistico della regista, non era del tutto ingiustificato. Invece nulla di tutto ciò. Ovvero: Perugia e l’Umbria risaltano nella loro purezza di linee e di panorami ma Covino vi inserisce uno script (steso a quattro mani con Vincenzo Terlizzi) che, fatta salva una scena da soap, si colloca a un efficace livello nel panorama della commedia cinematografica italiana. Innanzitutto perché rifugge dall’uso dell’accentuazione dialettale che secondo tanti (troppi) sceneggiatori dovrebbe sempre far ridere il pubblico dal Brennero a Capo Passero mentre invece la formula si è rivelata usurata da tempo (e il box office natalizio ha dato segnali chiari in materia).
Qui siamo in Umbria ma la vicenda che viene ambientata a Perugia potrebbe accadere anche in tante altre città di provincia della penisola (la cui vita Covino conosce bene) e quindi sono sufficienti i luoghi e i tozzetti per darle quel tanto di caratterizzazione che basta. Ci si concentra invece sulle quattro protagoniste (Caterina , due amiche e la sorella di lei) facendo emergere la loro vitalità ma anche le loro fragilità con una leggerezza ma anche con una verosimiglianza che solo una donna alla regia può permettersi di ottenere.
Ne nasce un film che si fa guardare perché si avverte la sincerità di chi lo ha voluto e costruito in 3 anni ma anche diretto con … mano ferma (il gioco di parole con il titolo è voluto e dovuto).

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